Il Decalogo dei Lettori Imperdonabili

Dopo la segnalazione del Manifesto su Rai Cultura di domenica 16/02, ecco presentato su Satistiction il Decalogo dei lettori Imperdonabili:

Soprattutto i lettori imperdonabili esigono cambiamenti radicali. Lungi dal costituire un terminale passivo del commercio editoriale, rivendicano un ruolo attivo e complementare nella ridefinizione dell’opera letteraria, invitando gli scrittori a un bagno di umiltà.

Ecco quindi il loro decalogo:

  1. Al lettore imperdonabile non piace niente. Non legge o ha smesso di leggere la narrativa italiana perché lo annoia: il suo interesse non si desterà senza stupore.
  2. Il lettore imperdonabile lavora. Non ha tempo per leggere e le poche volte in cui lo fa pretende che i romanzi lo inchiodino alla pagina vincendo la concorrenza di tutte le altre distrazioni (che sono sempre di più).

  3. Il lettore imperdonabile è un adulto. Respinge al mittente qualunque tentativo di istruirlo sul modo in cui dovrebbe stare al mondo. Non accetta che una classe di studiosi di letteratura a vita, scollati dalla realtà, pretenda di dirgli cosa è giusto e cosa è sbagliato nella nostra epoca. Piuttosto, legge i saggi. Si è stufato delle favole.

  4. Il lettore imperdonabile è informato quanto te, ha vissuto quanto te, gli è già stato raccontato tutto: per stupirlo, lo devi prendere in contropiede; per bucare la sua incredulità, devi mostrare l’incredibile. Altrimenti sono buoni tutti.

  5. Il lettore imperdonabile è tanto intelligente e ricco di esperienza che potrebbe scrivere un romanzo molto meglio del tuo. Se non lo fa, è solo perché lavora e non ha tempo (vedi il punto 2). Le poche volte in cui legge, pretende di svolgere la sua parte attiva nell’indagine romanzesca, non vuole imbeccate né didascalie, intende salire sull’altalena emotiva per cui ha pagato. Se proprio deve esserci, ci vuole essere con tutto sé stesso: lasciagli spazio o ti preferirà sempre i classici.

  6. Il lettore imperdonabile detesta le tanto strombazzate “novità”. Preferisce la forza di un evento che si impone da solo: senza uffici stampa, pubbliche relazioni, ricatti morali, impegni civili, strategie commerciali.

  7. Il lettore imperdonabile diserta le librerie, le fiere, i festival. Sceglie da solo cosa, quando, quanto, come e perché. Possibilmente su Amazon perché non ha tempo e a prezzi contenuti perché ha spese più urgenti (ricorda sempre il punto 2).

  8. Al lettore imperdonabile non importano i tuoi premi, le tue recensioni tutte positive, i tuoi posizionamenti politici e in classifica, i tuoi pubblici drammi, le tue comparsate radio-tv da specie ben introdotta: ha capito che gli applausi, nella vita, si fanno solo ai pagliacci e ai funerali. Gli importa, invece, leggere di sé: devi abolire l’individuo perché sorga l’individualità del testo.

  9. Al lettore imperdonabile non interessa affatto per quale editore pubblichi. Puoi anche pubblicarti da solo, l’importante è che la storia sia una bomba.

  10. Il lettore imperdonabile non fa parte di nessun gruppo o se ne fa parte è solo per motivi contingenti. Per esempio segue l’imperdonabile contest perché può criticare o assistere all’interpretazione dei racconti – anonimi e misteriosi come testi biblici – senza fare sconti a nessuno, neppure agli scrittori imperdonabili; se poi gli va, manda una prova senza per questo sentirsi uno scrittore.

I lettori imperdonabili

Photo credit: Michela Bin

3 pensieri riguardo “Il Decalogo dei Lettori Imperdonabili

  1. Anche questo decalogo è molto interessante.
    È vero, per lungo tempo si è badato poco al ruolo del lettore, sebbene in Sartre esso fosse chiarissimo: “la letteratura è una strana trottola, che esiste finché qualcuno la fa girare”, e quando vien chiuso il libro “restano solo segni neri sulla carta” (riprendo a memoria, sicuramente sbagliando, dal saggio ‘Che cos’è la letteratura?’). Il lettore è la causa e lo scopo per cui si scrive, ma certo non aiuta minimamente il narcisismo degli scrittori in auge, alimentato dalla spettacolarizzazione squallidamente televisiva di cui godono. Ne riuslta la saturazione che gli Imperdonabili lamentano fin dal loro Manifesto.
    Quando ho letto quei punti programmatici, come rifaccio ora che leggo questo Decalogo, mi sono dato a un esercizio utile: ho riguardato il mio romanzo nel cassetto alla luce di questi punti e mi sono chiesto se e quanto il mio libro possa accalappiare un lettore imperdonabile. Personalmente, sento di non aver accolto in quelle pagine la domanda di un’opera che non istruisca il lettore, che mostri e non dica; o meglio, non credo che il mio modo di raccontare quella storia sia del tutto compatibile con quell’aspettativa. Dipenderà anche da quel che ho letto: sono digiuno di scrittori americani come Hemingway, che insegnano la sintesi – s’è notato anche qui, nevvero? – e tendo ad affidarmi a una tradizione plurisecolare, un po’ italiana e un po’ latina, cui si aggiungono senz’apparente motivo un pizzico di Shakespeare, vari gialli di Agatha Christie, un po’ di ‘Moby Dick’… Insomma, ne sorge un tomo all’ottocentesca in cui stile e lingua assecondano l’ambientazione, con una generosa dose di manzoniana ironia. Il punto, del resto, era di raccontare qualcosa che sento profondamente.
    Poi, anche i decaloghi, se diventano dogmi, soffocano invece di stimolare.

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