Hold on to me (2 di 2)

Hold on to me ( 1di 2)

 

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Ha nuovi amici adesso, Laura. Persone simpatiche con cui parlare del tempo e di ricette, con cui passeggiare nelle domeniche fredde d’inverno,  con cui andare al cinema o a giocare a bowling. A volte scrive i loro nomi su un foglio, per non dimenticarsene. È così facile dimenticare ciò che non riesci davvero a vedere. E Laura ora vuole vedere di nuovo. Con tutto il dolore che questo provoca, con tutto lo sforzo che ha fatto e dovrà ancora fare. 

La vita, cosa diavolo è?, si chiede. Per cosa sto facendo tanta fatica? Chi si accorgerà delle mie cicatrici?

Tra i suoi amici c’è anche Paolo. A lei piace toccare il suo viso e sentire i peli ispidi della sua barba con i palmi. 

Paolo la porta a vedere mostre di fotografia. La invita a cena. Le parla come una poesia. 

Amore:…

Lei gli mostra le  cicatrici che ha sul corpo. Gli racconta di quella notte, in macchina, quando un uomo le ha detto: te le cerchi, bambina. Te le cerchi. Quando la sua vita era piena di parole vuote e senza senso. 

Con lui si sente bene, a suo agio, al sicuro. Non aspetta al telefono i suoi messaggi, non le importa se lui fa ritardo agli appuntamenti. Ma non riesce a piangere di fronte a lui. E la notte si scalda da sola. Sotto le coperte immagina i loro corpi abbracciati. Le labbra di lui sul collo. Ma non riesce a sentire niente.

Mentre va a lavoro conta le mattonelle come una bambina. E le conta di nuovo quando arriva al panificio e saluta i ragazzi sporchi di farina che vanno a casa dopo la notte. Si mette i guanti e il grembiule e inizia a passare lo straccio sul pavimento: tre mattonelle a destra, quattro a sinistra, poi quattro a destra e cinque a sinistra e così via, fino alla fine e poi di nuovo daccapo. Contare la rilassa. Così come la rilassa portare via lo strato di farina e briciole dal pavimento, pulire gli angoli con lo spazzolino, asciugare le teglie con la carta. 

Fai un buon lavoro, qui, Laura, le dice l’Orco. Tutti lo chiamano così per via della barba folta e nera, ma per Laura è solo l’uomo che le ha dato una possibilità. 

Mi piacerebbe poterti pagare di più, aggiunge.

Non ho bisogno di più soldi, risponde Laura. Con i soldi non ci faccio niente, pensa tra sé. Tutto quello di cui ho bisogno è riempire gli spazi nella mia testa. E non posso comprare gli spazi.  

Una sera trova Paolo davanti alla porta di casa. Ha un mazzo di fiori in mano e le sta porgendo il cuore con gli occhi. 

Stavo andando in palestra con Silvia, gli dice Laura. 

Lo so. Avevo solo voglia di vederti. Anche solo per un istante. 

Questi fiori profumano di primavera, dice lei. Ma dentro al petto è calato un rigido inverno.  

Non so riempire la parola Amore, gli confessa. 

Lo so. Quello che più desidero è aiutarti a farlo, risponde Paolo. 

Le porge un biglietto dove ha tracciato dei puntini. Laura gli sorride e si decide a chiamare Silvia. Andiamo domani in palestra: ho una cosa importante da fare.

Seduta sul letto traccia le linee tra un puntino e l’altro mentre Paolo la guarda seduto a cavalcioni su una sedia. Ha messo su un cd jazz,  l’unico che Laura possiede, e si è versato una coca. Ci sono solo bevande analcoliche nel frigo di Laura e Paolo sa perché. Sa tutto, Paolo. Eppure resta. Resta seduto sulla sedia, guarda la fronte di Laura che si corruga, concentrata in una cosa che sarebbe semplice per un bambino di due anni. Ma non per lei: unire i puntini e formare la parola:                                                             

AMORE

Ma questo è solo il primo passo, gli dice Laura, guardandolo negli occhi. 

Ora questa parola va caricata di significato. E poi va spesa.

Paolo guida le sue dita sul foglio. 

Hai già iniziato a riempirla e non te ne sei accorta, le dice. 

Le sorride. Le bacia i capelli, la fronte, il naso. Le labbra.

Laura ha paura. Tutta una vita sprecata ad avere paura, pensa. La paura non la puoi controllare. Se sei fortunato riesci solo a domarla. La reprimi ed è come schiacciare un cuscino di piume d’oca: appena lo lasci tornerà ad essere delle stesse dimensioni di prima, non c’è soluzione se non continuare a stare sopra al cuscino, schiacciarlo con tutto il tuo peso senza cambiare posizione. Per sempre.

È troppa difficile, dice Laura. Sono solo una donna, e non vincerò mai contro  un “per sempre”. 

Ma la mano di Paolo sta stringendo la sua. Il loro calore si mescola fino a regolarizzarsi in un’unica temperatura: quella del noi. 

Non sei sola, non lo sarai mai più, le dice. 

La afferra e la appoggia delicatamente sul letto. La abbraccia forte, ma non troppo ed è quello che il corpo di Laura sta chiedendo: hold on to me, hold on to me, hold on to me

Ed è proprio il corpo a cedere per primo. Le gambe si rilassano, il ventre chiede di lui, la bocca umida cerca qualcosa ed è un piacere che Laura credeva non potesse arrivare più. È il desiderio che sta bussando alla porta della sua mente, che si fa strada lungo le cosce, che urla perché germoglia dopo anni di asfissia. I loro corpi nudi ondeggiano a ritmo, ogni secondo dura ore e ore. Ed è in uno di questi dondolii che Laura e Paolo sentono di essere un corpo solo, una mente sola, un’anima sola, diluiti dentro a una terra che non ha confini, quasi liquefatti. Eppure non sono mai stati così vivi come in quel momento.

A riacquistare ognuno il proprio corpo ci mettono una vita. Sdraiati l’uno accanto all’altra, nudi, felici, di una felicità che fa paura a dirsi. Laura si appoggia sul suo petto e piange. Lo affoga con lacrime che non riesce a trattenere. Paolo non dice una parola, ma il suo cuore è contento. Adesso sa di aver unito con lei i punti di un’altra parola. Una parola che in fin dei conti volevano entrambi.

Ray sta spingendo il suo naso umido sulle gambe di Laura perché ha fame. Alza il musetto e vede sorridere la sua padrona. Scodinzola di riflesso.  Laura continua a premere le dita sulla tastiera e Ray mugola.

Vuoi la pappa, vero? Tra poco, piccolo. Prima devo scrivere questa cosa…prima che…prima che tutto finisca. Prima che tutto passi. Questo, Ray, è il giorno uno della felicità. Questo è l’inizio, capisci?

Gli gratta veloce dietro le orecchie. Torna a scrivere sulla tastiera. 

Ci sto provando davvero, Ray. 

Ci sto provando davvero, Paolo.

Ci sto provando davvero, Laura.

Amore:carezze, baci, profumo, complicità, fiori, primavera, poesia, musica…speranza…hold on to me, hold on to me, hold on to me…

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4 pensieri riguardo “Hold on to me (2 di 2)

  1. A me di questo racconto piace tutto ciò che non hai detto. La Laura che sprofonda verso il centro della terra, cosa ha vissuto? Perché beveva? Cosa le è capitato prima di riempire la parola amore? E’ un buon racconto, spero che qualcun altro lo commenti!

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