Hold on to me (1 di 2)

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Ride. 

Ride per la prima volta da non ricorda più quanto tempo. Ed è un suono che non ricordava, che sale su dalle parti più profonde della sua memoria e come una bolla d’aria nell’oceano esplode in superficie in una vibrazione che a stento riconosce sua. 

Ride, Laura. Per cose senza senso, mentre beve un caffè con Silvia e si riflette, incredula, allo specchio vicino al tavolo: chi è quella donna? Dove la teneva nascosta il suo corpo fino a quel momento?

Domani ce ne andiamo in palestra, però, le fa Silvia.

Certo. Un po’ di sport, una tisana prima di dormire, due carezze a Ray. È la sua nuova vita, una vita normale. Una vita da sobria. 

Come va il tuo progetto?, le chiede l’amica.

Cerco di scrivere con regolarità. Un po’ ogni sera. Mi sono imposta due ore al giorno. Sembra che le cose vadano bene così. 

E tutto il resto?

Va bene, risponde secca Laura. Va tutto bene. Si compiace del sorriso che le nasce come un’alba sul volto. 

Rumori di tazzine, bicchieri, cucchiaini.

Una lattina che si apre, un bambino che piange. Una canzone alla radio.

Hold on to me, hold on to me, hold on to me

Laura si concentra sulla macchia di caffè che ha lasciato sulla salvietta. Le note le danzano intorno come farfalle.

Hold on to me, hold on to me, hold on to me…

Tienimi stretta, le sussurra una farfalla. Laura allunga le dita per toccarla e questa sbriciola le ali sul suo palmo. E in quell’istante tutto inizia a precipitare: Silvia, la poltroncina di velluto su cui è seduta, le piastrelle dietro al bancone, l’intero bar viene risucchiato al centro della terra, scompare dentro alla voragine rossa della sua testa, allungandosi e contorcendosi come un lombrico, mentre ogni suono si fa prima ovattato e poi, senza darle il tempo di capire, svanisce del tutto. Prova ad urlare, ma anche la sua voce è sparita. Laura stringe i pugni e chiude gli occhi, li chiude stretti per non lasciare che nemmeno uno spiraglio di luce passi, per non lasciare che entri nessuno dentro di lei, nemmeno per un secondo. Per non lasciare che esca la quella ragazza che poco fa si rifletteva nello specchio, che esca la sua risata e che si perda per sempre. Ha il terrore che il centro della terra possa inghiottire tutto senza lasciare altro che polvere di ali di farfalla.

Laura, cosa c’è? Stai bene?

Coraggio, si dice, apri gli occhi. Fallo!

Laura…

Aprili! Stupida codarda, apri gli occhi!

Non è nulla, riesce a dire alla fine. Le palpebre si alzano lentamente. Una bambina seduta dall’altra parte della sala la sta guardando: ha due pupille enormi.

È stato solo un calo di pressione. Una boccata d’aria e passa tutto, continua. 

Si alza per uscire. Anche se non lo vede riesce ancora a sentirlo. 

Il suo sorriso.  

Accende un’altra sigaretta solo per lasciare che il posacenere la consumi per lei. Segue i ricami del fumo che salgono veloci fino al soffitto e si scalda le mani accostandole alla tazza del caffè. Ray le è saltato sulle gambe e dorme un sonno regolare,  indifferente al ticchettio delle dita di Laura sulla tastiera. 

Sta scrivendo ancora, Laura. Gioca a riempire le parole:

Ala: uccello, Icaro, aereo, primavera, vento, edificio, libertà, castello, carezza…

Albero: ossigeno, nido, resina, vita, formiche, fiori, fruscio, nascondiglio, scala, frutta, miele, abbraccio, cuore…

Sente la necessità di  trovare il senso di ogni cosa, adesso.  Tornare a vedere non con gli occhi. Tornare ad amare non con il corpo. 

Piccole gocce di acqua cadono nel lavandino in cucina. Laura accarezza Ray, affonda le mani nel  pelo morbido e caldo. La sigaretta nel posacenere è finita. 

Ci sono notti che ancora fanno sanguinare le sue cicatrici e giorni che la invitano a lasciarsi andare. Sono i momenti in cui si siede sul letto, con il sudore che le bagna la maglietta, contorcendo le mani, con le gambe che cedono alla rabbia e le lacrime che non riesce a trattenere. Si rannicchia e ripete: hold on to me, hold on to me, hold on to me

In quei momenti la ragazza nello specchio ha la faccia di piombo e le labbra rosse, come se stessero per incendiarsi. La ragazza nello specchio taglia in due i suoi vestiti e li lascia sul pavimento. La ragazza nello specchio ha paura di perdersi di nuovo. 

Sono passati centocinque giorni e dodici ore dall’ultima volta che ha bevuto. Anche le ore sono importanti. Anche i minuti e i secondi. Ogni istante è una tacca che la allontana da ciò che era. Ogni volta che riesce ad alzarsi dal letto, si asciuga le lacrime e scrive. 

Altalena: erba, bambini, ginocchia, polvere, sole, aghi di pino, risate, sale, lacrime, fango, mani, cicale, bomboloni, braccialetti…

Amore: …

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